4 luglio 2026 di Edoardo Casella 2 min
Jorge Luis Borges - "Per una versione dell'I King"
Ci sono libri che si leggono e libri che si abitano. Per Jorge Luis Borges, il geniale scrittore argentino cieco che vedeva l'universo come una sterminata biblioteca, l'I Ching non era un semplice manuale di divinazione, ma un labirinto di specchi in cui era riflesso il destino dell'umanità.
Borges era ossessionato dal tempo, dall'infinito e dall'idea che le nostre vite seguano un disegno segreto, una trama già tessuta. Non stupisce, quindi, che sia rimasto folgorato dal Libro dei Mutamenti. Per lui, quel testo millenario cinese non serviva a "indovinare la fortuna" nel senso banale del termine, ma funzionava come una mappa cosmica capace di rivelare il punto esatto in cui ci troviamo all'interno del grande arazzo del tempo.
Nel suo capolavoro "Il giardino dei sentieri che si biforcano", Borges descrive un labirinto invisibile che non è fatto di siepi o di pietre, ma di tempo: un labirinto in cui il futuro si divide in infiniti mondi possibili. È la stessa identica filosofia dell'I Ching, dove il lancio delle monete apre una fessura nel presente per mostrarci le strade che si stanno aprendo davanti a noi.
Nel 1976, ormai anziano, Borges racchiuse questa sua fascinazione in un sonetto intitolato "Per una versione dell'I King", pubblicato nella raccolta La moneta di ferro.
In questi versi straordinari, lo scrittore ci ricorda che il passato e il futuro sono rigidi e irrevocabili come lettere di un libro già scritto. Eppure, proprio quando il destino sembra una prigione senza via d'uscita, l'I Ching interviene come una fessura di luce.
Per una versione dell'I King
Il futuro è così irrevocabile
come il rigidio ieri. Non c'è cosa
che non sia una letteria silenziosa
dell'eterna scrittura indecifrabile
il cui libro è il tempo. Chi si allontana
dalla sua casa vi è già ritornato.
La nostra vita è il sentiero futuro e calpestato.
Il rigore ha tessuto la matassa.
Non darti pace. La prigione è oscura,
la salda trama è d'incessante ferro,
ma in qualche angolo del tuo reclusorio
può esserci una luce, una fessura.
Il cammino è fatale come la freccia.
Ma nelle crepe c'è Dio, che spia.
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