La Storia dell'I Ching
La storia dell'I Ching attraversa oltre tre millenni di civiltà cinese, evolvendosi da semplice manuale oracolare a uno dei testi sapienziali più influenti dell'umanità. Il suo cammino intreccia mito, storia, filosofia e spiritualità.
Le Origini Mitiche
Secondo la tradizione, fu il leggendario sovrano Fu Xi (circa 2800 a.C.) a intuire gli otto trigrammi (Bagua) osservando i segni della natura: il cielo, la terra, i fiumi, le montagne. Questi otto simboli fondamentali rappresentano le forze primordiali da cui scaturisce ogni mutamento.
Il Periodo Zhou e Re Wen
Intorno al 1100 a.C., durante la dinastia Zhou, Re Wen avrebbe combinato i trigrammi nei 64 esagrammi e composto i giudizi a essi associati durante la sua prigionia. Il figlio, il Duca di Zhou, aggiunse i testi relativi alle singole linee mobili. Nacque così il nucleo del testo conosciuto come Zhou Yi, «I Mutamenti degli Zhou».
Confucio e le Dieci Ali
Tra il VI e il III secolo a.C., la tradizione attribuisce a Confucio e alla sua scuola la stesura dei commentari noti come le «Dieci Ali» (Shi Yi). Questi scritti trasformarono l'I Ching da manuale divinatorio in un'opera filosofica e morale, ponendolo al centro del pensiero confuciano e taoista.
«L'I Ching è un libro a cui non ci si può accostare con leggerezza: è il distillato della saggezza di migliaia di anni.»
L'Arrivo in Occidente
L'I Ching giunse in Europa grazie ai missionari gesuiti, ma fu la traduzione tedesca di Richard Wilhelm (1924), accompagnata dall'introduzione di Carl Gustav Jung, a rivelarne la profondità all'Occidente. Jung vi riconobbe il principio della «sincronicità», aprendo la strada alla sua diffusione nella cultura moderna.
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