2 luglio 2026 di Edoardo Casella 3 min
Lo scaffale sbagliato dell'I-Ching
Cosa uccide più di ogni altra cosa la nobiltà dell'I-Ching? Il considerarlo magia, relegarlo nel settore della superstizione e crederci un giorno si e uno no, pensando che quanto espresso da esso sia solo il risultato di una arcaica e talismanica ispirazione. In realtà questo è quanto apprendiamo facendoci un giro nelle varie librerie del paese, dove il testo è spesso assegnato e catalogato nei reparti più "incredibili". Cosa ne deriva? Ne deriva una ghettizzazione che incide sul pregiudizio del pubblico, il quale, anche se con tutte le buone intenzioni, intimamente non potrà fare a meno di trattarlo come viene presentato, cioè un "possibile porta fortuna". Perché diciamocela tutta, in tali ambiti, chi più e chi meno, ci orientiamo tutti con un certo scetticismo.
Sorge allora una domanda: come andrebbe catalogato? Ad oggi rispondere è ancora difficile.
In realtà, l'I-Ching è molto più di un semplice libro: è il tentativo, estremamente pratico, di ordinare e calcolare le interazioni tra le forze naturali. Nasce in un'epoca in cui osservare la natura era vitale: in un mondo non industrializzato, la sopravvivenza stessa della comunità dipendeva dalla capacità di comprendere e assecondare i mutamenti ambientali. Questo profondo spirito di osservazione ha rappresentato un passaggio fondamentale per l'evoluzione e per lo sviluppo del progresso come lo intendiamo oggi. Quindi l'I-Ching è logica? Si, l'I-Ching si basa su una salda componente logica, ma non è soltanto scienza e meccanica, poiché la radice ultima, il Tao, resta inconoscibile e soggetto alle leggi della trascendenza. In quanto tale, l'I-Ching ci mostra l'operato dell'Assoluto ma non il suo volto, ne illustra i comportamenti e la meccanica ma non definisce l'origine. Ecco il perché di tanto interesse anche da parte del mondo scientifico, oltre che artistico e religioso.
L'I-Ching contiene componente logica e illogica. Ci spiega che le interazioni fra gli elementi essenziali sono numerabili e conoscibili, e si ripetono nel tempo in tutti gli ambiti della vita delle cose di questa esistenza. Le loro interazioni si ritrovano nella stella come nel pane, si ritrovano nel cielo e nella terra, nel lavoro e nelle relazioni, nello sport e nel cibo, in una pentola che cuoce il cibo e nell'acqua che attraversa il nostro organismo. In breve, tutto è soggetto alle stesse leggi, e queste leggi sono il cuore centrale dell'I-Ching.
Ma allora come fa l'I-Ching a restituirci le informazioni sulle forze attive in un determinato contesto? A questa domanda ha provato a rispondere Jung, che ha fatto della "sincronicità" (vedi il saggio Sincronicità come principio di connessioni acausali) forse la teoria più conosciuta nel mondo occidentale, secondo la quale c'è unione e connessione profonda fra il mondo esterno e quello interno, per cui si presentano casualità apparentemente inspiegabili (ricevere una chiamata da un amico mentre lo si pensa).
E cosa si sostiene in Cina?
In Cina, la cui visione del mondo è prettamente olistica, si ritiene che tutti gli esseri del cosmo (Cielo, Terra, Uomo) siano interconnessi, in reciproca risonanza e comunicazione, e non esistano in modo isolato. Da qui la possibilità di instaurare una comunicazione.
Forse tutto gioca intorno alla capacità che abbiamo di influire sulle cose che ci circondano. Il nostro umore, le nostre idee, le nostre intenzioni, il nostro stato mentale proiettano sempre anche delle azioni: se avessimo la capacità di tradurre il modo in cui posizioniamo una lampada sul comodino per capire quali sono le influenze che ci hanno portato a scegliere quella determinata posizione, capiremmo anche quali sono le forze in gioco, ma non abbiamo uno schema che mappa queste interazioni.
Ecco, l'I-Ching ha fornito proprio lo schema.
Tu cosa ne pensi?
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