29 giugno 2026 di Edoardo Casella 4 min
Rashid al-Din e la cultura cinese della polarità
Rashid al-Din Hamadani (1247–1318) è stato una delle figure più monumentali della storia culturale euroasiatica. Inizialmente medico di corte e successivamente grand vizir dell'Ilkhanato mongolo in Persia, si trovò al centro di un impero globale che collegava Tabriz a Khanbaliq (l'odierna Pechino). Più che un semplice amministratore, Rashid al-Din fu l'architetto del primo vero progetto di storiografia universale e di traduzione interculturale della storia, coordinando un'immensa rete di dotti per mappare il sapere del mondo.
Nello sviluppare i suoi monumentali progetti enciclopedici, Rashid al-Din si trovò di fronte a una sfida intellettuale senza precedenti: tradurre e rendere comprensibili al mondo islamico e occidentale le complesse cosmologie dell'Estremo Oriente. Analizzando le tradizioni cinesi, lo statista persiano non si limitò alla cronaca storica, ma si addentrò nei sistemi speculativi che regolavano la dinastia Yuan.
Per comprendere come gli studi e le tradizioni guidate da Rashid al-Din abbiano segnato una svolta, occorre fare riferimento a due dinamiche cardine del suo operato: il Jami' al-Tawarikh come ponte universale e l'introduzione senza precedenti dell'I Ching (Il Libro dei Mutamenti) come chiave di volta della filosofia naturale cinese.
Il Jami' al-Tawarikh: La convergenza della storia universale
Nel suo capolavoro, il Jami' al-Tawarikh ("Compendio delle cronache"), Rashid al-Din compose la prima storia universale dell'umanità. Sotto il patronato mongolo, che aveva abbattuto le barriere geografiche tra la Persia e la Cina, il vizir creò a Tabriz un polo accademico vibrante, il Rab'-e Rashidi. Qui, avvalendosi della collaborazione diretta di dotti e monaci cinesi (tra cui gli studiosi Li-Ta-chi e Bakhshi), tradusse le biografie e i pensieri di figure come Confucio e Laozi.
Tuttavia, il pubblico islamico dell'epoca non possedeva le categorie per comprendere sistemi filosofici non monoteisti. L'operazione di Rashid al-Din fu quindi una raffinata mediazione culturale: presentò i saggi d'Oriente come hukama (filosofi/saggi) o figure profetiche inviate da Dio per stabilire leggi morali, inserendo lo sviluppo dello spirito cinese all'interno di un unico disegno storico globale e simultaneo.
L'I Ching e il "Tanksuqnama": La mappatura del mutamento
Il punto di contatto più affascinante ed ermetico tra la corte persiana e il pensiero cinese risiede nel Tanksuqnama-yi Ilkhani ("Il libro del tesoro degli Ilkhan"), un'opera medica e scientifica curata da Rashid al-Din. È proprio in questo contesto che il mondo islamico medievale entra in contatto diretto per la prima volta con la struttura concettuale dell'I Ching (Libro dei Mutamenti).
Per Rashid al-Din, la medicina tradizionale cinese e la diagnosi attraverso la lettura del polso non erano semplici tecniche empiriche, ma la diretta applicazione di una metafisica polare: l'interazione cosmica tra il Basi (il principio dello Yin) e il Yang (il principio dello Yang). L'I Ching venne compreso non come un manuale di superstizione, ma come un raffinato sistema di coordinate matematiche e grafiche capaci di spiegare le leggi del mutamento e le dinamiche biologiche del corpo umano. Gli esagrammi del Libro dei Mutamenti diventarono così il codice per leggere l'equilibrio delle forze naturali prima che queste si manifestassero nei sintomi fisici.
L'esser-segno come unità del cosmo: Attraverso l'I Ching, la corte di Tabriz intuì che la polarità cosmica non era in contraddizione con la filosofia naturale islamica (influenzata dai quattro umori galenici), ma rappresentava una diversa formulazione dello stesso dinamismo vitale. I segni lineari dell'I Ching mappavano l'invisibile scorrere dell'energia nell'universo, dove macrocosmo e microcosmo venivano a coincidere.
Curiosità e segreti della trasmissione: La Xilografia e l'inchiostro
Dietro questa gigantesca operazione di trasmissione culturale si nascondono dettagli e curiosità che testimoniano la precisione quasi ossessiva di Rashid al-Din:
Il mistero della stampa a blocchi: Rashid al-Din fu in assoluto il primo autore al di fuori della Cina a descrivere dettagliatamente e a tentare di introdurre in Medio Oriente la stampa xilografica (stampa a blocchi di legno). Aveva capito che per trasmettere fedelmente i diagrammi dell'I Ching e i complessi caratteri cinesi, la copiatura manuale degli scribi persiani avrebbe generato troppi errori. Voleva importare la stampa proprio per preservare l'esattezza di quei simboli filosofici.
La firma del "sigillo imperiale": Nei suoi manoscritti, per garantire l'autenticità delle fonti cinesi tradotte, Rashid al-Din fece riprodurre accuratamente i sigilli rossi imperiali tipici dei documenti Yuan, un elemento visivo che scioccò e affascinò i lettori mediorientali dell'epoca.
Un'occasione mancata: Nonostante l'entusiasmo del vizir e la produzione di copie magnificamente illustrate, la caduta dell'Ilkhanato e la successiva frammentazione politica portarono alla perdita di gran parte del Tanksuqnama. Il mondo islamico ortodosso tornò a focalizzarsi sulla filosofia aristotelica e galenica, lasciando che la prima eccezionale introduzione dell'I Ching in Occidente rimanesse un tesoro nascosto, riscoperto in tutta la sua portata secoli più tardi.
In questo quadro, l'opera di Rashid al-Din emerge come un monumento alla curiosità umana: il tentativo di dimostrare che, pur parlando lingue diverse e utilizzando simboli geometrici differenti come gli esagrammi, l'uomo ha sempre cercato di decifrare lo stesso identico mistero della realtà.
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